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Brasile sotto assedio Teresa Isenburg Le elezioni politiche brasiliane riguardano esclusivamente i cittadini brasiliani e alcuni stranieri residenti abilitati secondo le norme vigenti. Ma molti, non invitati né autorizzati, in primo luogo gli Stati Uniti, si arrogano il diritto di partecipare ad esse secondo modalità anomale (Álvaro Verzi Rangel, A eleição brasileira virou uma disputa internacional pelo lugar do Brasil no mundo”, “Diálogos do sul global”, 4.8.2026). Al segretario di Stato Marco Rubio, cubano di seconda generazione, viene lasciata molta autonomia nel promuovere una crociata ideologico-economica per trasformare l’intera America Latina in un protettorato statunitense (1). Nelle vittorie degli ultimi anni di candidati di destra/estrema destra nella maggioranza dei paesi di lingua spagnola hanno giocato un ruolo non secondario l’appoggio e l’ingerenza nordamericani e di Israele, particolarmente evidente nella recente elezione colombiana di Abelardo de la Espriella. A questo disegno revanscista regionale della cricca cubana di Miami e dei suoi alleati viene dato appoggio attraverso misure economiche e militari. Ma ad esso costituisce ostacolo il Brasile che, sebbene circondato da governi ostili, segue una politica estera di multilateralismo e ripudio dell’appoggio alle guerre e una politica interna con obiettivi di inclusione sociale, anche se rispettosa del mercato e del capitale finanziario. È in questo contesto che vanno collocati gli accadimenti recenti. Vorrei dividere il mio testo in due parti: la prima relativa al clima internazionale e al processo elettorale, la seconda su alcuni aspetti interessanti della realtà del paese. 1) Sotto assedio Dunque, il Brasile è sotto assedio elettorale internazionale. Esso si manifesta attraverso rapporti cordiali degli Stati Uniti con i Bolsonari e i loro accoliti: trattamento paraistituzionale per il candidato alla presidenza Flavio Bolsonaro durante un viaggio negli Usa a maggio 2026, tolleranza prossima all’asilo politico informale nei confronti di diversi “rifugiati” brasiliani che ininterrottamente diffondono attacchi e fake news contro l’esecutivo brasiliano, come Eduardo Bolsonaro, Alexandre Ramagem (accusati di reati che vanno da lesa patria a tentativo di golpe), il nipote dell’ultimo presidente militare della dittatura Paulo Figueiredo e altri minori. Per destabilizzare l’esecutivo brasiliano non gradito in periodo elettorale vengono lanciati pesanti dazi per contenere le conseguenze dei quali il governo deve assumere onerose contromisure. Il 27 luglio il Brasile ha attivato l’Organizzazione Mondiale del Commercio /OMC e, cosa interessante, già il 10 agosto la Cina ha chiesto di entrare nella procedura (Paulo Emilio, China pede para entrar em ação do Brasil na OMC, “Brasil 247”, 11.8.2026). Inizia poi la provocazione diplomatica: richiesta di visto diplomatico per due inviati per accompagnare le elezioni, come divulgato dal Washingron Post. Ma i due noti estremisti di destra sempre del giro cubano di Miami scelti con il compito di discreditare il sistema elettorale delle urne elettroniche (grande cavallo di battaglia del confronto elettorale del 2022 e oggi ritornato a galla) hanno ricevuto parere negativo per l’autorizzazione all’ingresso del paese (Guilherme Levorato, Governo Lula nega visto a funcionarios de Trump que viriam ao Brasil questionar as eleições, “Brasil 247”,25.7.2026). In parallelo, dopo un’assenza di ambasciatore da gennaio 2025, è stata presentata a Itamarati la candidatura di tal Daniele Perez, che fino a questo momento non ha avuto l’assenso brasiliano (Quem è Daniel Perez, indicado por Trump para a embaixada no Brasil, “Poder 360”, 8.8.2026). In risposta, all’ambasciatrice brasiliana a Washington è stato sospeso il visto impedendole di uscire e rientrare nel paese. Infine l’ambasciatore degli Stati Uniti a Panama, Kevin Marino Cabrera, ha pronunciato un discorso molto aggressivo rivendicando il progetto di sottomettere e depredare l'America Latina sulla base della Dottrina Monroe debitamente aggiornata, “fino ad oggi la pietra angolare della condotta americana nell’emisfero”, aggiungendo che a questo fine “tutte le opzioni sono sul tappeto, incluse quelle militari” (Kiko Nogueira, Quem é o apresentador do video de hegeminia dos EUA nas Americas e porqué è ameaca ao Brasil, “dcm”, 12.8.2026). La corona di paesi con governi di destra antisociale guarda con ostilità al Brasile. L’attacco scoperto a fini elettorali è guidato da Javier Milei, che a San Paolo ha preso parte alla convenzione del Partito Liberale per l’investitura a candidato presidenziale di Flavio Bolsonaro non solo per esprimere il proprio appoggio allo stesso (cosa legittima), ma soprattutto per attaccare ed insultare il presidente Lula e il ministro del Supremo Tribunale Federale Alexandre de Morais. Il comportamento inedito da parte di un presidente contro le istituzioni del paese in cui era in visita ha portato al richiamo dell’ambasciatore da Buenos Aires con reciprocità argentina. Pochi giorni dopo anche il Paraguay ha aperto una crisi diplomatica attaccando Lula per avere citato un fatto storico, l’invasione del Paraguay nel dicembre 1864 della provincia di Mato Grosso. La crisi si è risolta rapidamente con colloqui con gli ambasciatori. Ma il susseguirsi degli accadimenti indica un coordinamento internazionale nella pressione sul Brasile. Anche l’Italia nel suo piccolo partecipa a questo gioco coccolando una Carla Zambelli o non trovando una strada decorosa per imporre al modesto comune di Anguillara Veneta di revocare l’offensiva cittadinanza onoraria a un Jair Bolosonaro che è in carcere per tentativo di colpo di Stato. In questo scenario inquietante i presidenti di Brasile e Messico, in una videoconferenza, hanno deciso di approfondire la collaborazione soprattutto commerciale ed energetica, rafforzando in particolare la cooperazione fra le due multinazionali Petrobras e Pemex. Proprio in questi giorni la Petrobras ha annunciato l’identificazione di giacimenti petroliferi nelle acque dello Stato di Amapa, a 175 km dalla costa nel cosiddetto Margem do Amazonas. Una scoperta geologica, non ancora commerciale. Interessante è notare che in concomitanza alle dichiarazioni belliciste dell’area di governo statunitense, il presidente Lula ha avuto prolungati contatti telefonici con Putin e con Xi e fra il 4 e il 6 agosto l’assessore di Putin e presidente del Consiglio Marittimo Russo, Nikolai Petrushev, ha fatto una permanenza non breve in Brasile incontrando il presidente Lula, il comandante della Marina Olsen, molti funzionari dell’Itamarati e visitando diverse installazioni militari, oltre a centri di ricerca. In tutti questi passaggi carichi di aggressività da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali contro il Brasile serpeggia sempre più frequentemente il riferimento a possibili attacchi militari, giustificati alla luce della teoria del narcoterrorismo. Cosa questo voglia dire nella realtà è molto difficile capire, ma un effetto immediato è l’affiorare di riflessioni sulla debolezza militare e di difesa del Brasile. La questione militare si intreccia, in Brasile come in generale in America Latina, con una fitta rete di eredità storiche interne e internazionali e con una contraddizione centrale: il ruolo dei militari che nel continente non è stato bellico (l’unico conflitto regionale internazionale importante è stata la crudele e asimmetrica Guerra del Paraguay 1864-1870), ma politico-economico-sociale per garantire repressione in funzione di difesa e permanenza dei gruppi dominanti evitando, se possibile, qualsiasi rottura. Ma di fronte alle recenti ripetute minacce statunitensi il quadro cambia e affiora una domanda: le forze armate brasiliane sono in grado di difendere il paese e la sua sovranità? La risposta sembra dubbia. Non avendo io conoscenza di questioni militari mi sono rivolta a persone competenti di cui riassumo, spero in modo corretto, alcuni dati e considerazioni. Il Brasile nel XX secolo non ha partecipato a guerre se non marginalmente alla fine della Prima Guerra Mondiale e con truppe in Italia e pattugliamento dell’Atlantico durante la Seconda. Ha cercato di mantenersi informato partecipando a missioni ONU e con la presenza di addetti militari nelle ambasciate per coltivare contatti con i militari di diversi paesi e per accompagnare l’evoluzione tecnologica degli armamenti. Dunque è bassa la presenza di minacce di guerra sul suo territorio. Ma la percezione sta cambiando per le crescenti minacce del secondo governo Trump. E le spese militari stanno rapidamente crescendo. Quali le truppe disponibili per un eventuale conflitto? Esercito 215.000 soldati (in Italia sono 100.000); marina 76.000 (in Italia 30.000); aeronautica 68.000 (in Italia 41.000); polizia militare 400.000 (in Italia 109.000 carabinieri). Sono numeri non disprezzabili. Gli armamenti sono molti e diversi, se ne possono citare alcuni: l’aeronautica dispone di Caccia-39 Gripen, F-5 Tiger II, A-supertucano A-29 e il grande cargo Embraer KC-390; la marina ha fregate della classe Niteroi, sottomarini della classe Riachuelo e il futuro sottomarino nucleare; l’esercito ha carri armati da combattimento e blindati di vari tipi: Leopard, Guarani, Cascavel e Urutu. Infine ci sono sistemi di razzi e missili Astros prodotti dalla Aviabras. La gamma di produzione è vasta e questi sono solo alcuni esempi. Ma la chiave della difesa sta in realtà nella vastità del territorio e nelle truppe specializzate a combattere nelle foreste, nei grandi fiumi, nelle savane. Aggiungo il link a due articoli che ha segnalato Franco Continolo che ringrazio: Un ottimo analista della questione della difese è Manuel Domingos Neto, di cui si trovano molti articoli interessanti online; inoltre, qui come in Italia, è sempre utile consultare i siti ufficiali delle forze armate. Mentre scrivo è in corso a Città di Panama un incontro del cosiddetto Scudo per le Americhe, ACCC Coalizione delle Americhe contro i cartelli, in parallelo a esercitazioni militari multinazionali di sicurezza Panamax cui partecipano 18 paesi sotto comando statunitense. Il segretario della Guerra Pete Hegseth ha chiesto, o meglio ha ordinato, ai paesi partecipanti all’incontro di uscire dal Tribunale Penale Internazionale, di accrescere sostanzialmente le spese militari, di tagliare i rapporti economici con la Cina. Addirittura il ministro della Difesa cileno Fermando Barros, del governo di estrema destra di José Antonio Kast, ha immediatamente espresso forte dissenso. Contro chi gli Stati Uniti chiedono un intenso riarmo ai paesi latinoamericani non è risposta ovvia, ma certo la fantasia del narcoterrorismo non lo giustifica. Sul piano interno il clima elettorale è lontano da un confronto di ampio respiro sul futuro prossimo e meno prossimo del paese che la magnitudine dei problemi richiederebbe. Flavio Bolsonaro lancia continue accuse non documentate contro Lula e i candidati di centrosinistra, questi ultimi ricordano le infinite illegalità documentate compiute dalla destra, pezzi della magistratura lanciano indagini con tempistiche sospette, il mondo sotterraneo delle chiese evangeliche fanno intensa attività politica non prevista per tali associazioni e, si dice, che fiumi e rivoli di denaro giungano ad esse dall’estero (Guilherme Levorato, Representantes evangelicos vão aos EUA e alertam congressists contra interferenccas nas eleicões brasileiras, “Brasil 247”, 10.8.2026). Tutti i sondaggi danno Lula in vantaggio, ma Flavio Bolsonaro ha un alto consenso nonostante le continue notizie di scandali, corruzione, atti illegittimi suoi e dei suoi più prossimi collaboratori. 2) Cose interessanti Avrei voluto parlare di alcune cose interessanti e positive che succedono qui, ma la furia che brucia l’Occidente impedisce di ragionare su altro. In modo molto riassuntivo faccio qualche accenno.
Mega investimento anunciado pela
Stellantis no Brasil deve gerar 22.000 empregos, “Brasil 247”,
23.7.2026 Il gruppo riunisce alcuni dei principali marchi del settore automobilistico. Stellantis è uno dei più grandi conglomerati automobilistici al mondo e controlla diversi marchi con una forte presenza nei mercati brasiliano e internazionale. Tra questi figurano Fiat, Jeep, Ram, Peugeot, Citroën, Chrysler, Dodge, Alfa Romeo, Maserati, Opel, DS Automobiles, Lancia, Abarth e Leapmotor, oltre ad altre attività a livello globale. In Brasile il gruppo possiede importanti complessi industriali, come quelli di Betim (MG), Goiana (PE) e Porto Real (RJ), responsabili della produzione di veicoli destinati sia al mercato interno che all'esportazione. Il Brasile occupa una posizione strategica Durante l'incontro con Lula, Antonio Filosa ha affermato che il Brasile occupa un ruolo strategico per i piani globali dell'azienda. Secondo lui, l'azienda intende continuare ad espandere la produzione locale e a rafforzare l'industria nazionale. A difesa della strategia di Stellantis, Filosa ha riassunto la filosofia aziendale con una frase che ha attirato l'attenzione: "Non importiamo. Insediamo localmente" L'affermazione si riferisce alla politica di dare priorità ai fornitori brasiliani, ampliare la nazionalizzazione dei componenti e sviluppare tecnologie all'interno del paese stesso. La politica industriale riceve elogi Il presidente di Stellantis ha inoltre elogiato la politica industriale del governo Lula, definendo il rapporto tra il settore produttivo e il governo brasiliano un esempio positivo nel panorama internazionale. Secondo Filosa, il clima di dialogo e prevedibilità creato dal governo è stato fondamentale per stimolare investimenti a lungo termine, innovazione tecnologica ed espansione della capacità produttiva dell'industria automobilistica. Diversità e qualificazione professionale Oltre agli investimenti industriali, Stellantis ha evidenziato le iniziative volte all'inclusione e alla formazione dei lavoratori. L'azienda ha riferito che le donne rappresentano circa il 44% dei suoi dipendenti e che il 57% dei lavoratori di colore nel settore automobilistico brasiliano lavora negli stabilimenti che fanno capo a Stellantis. Il gruppo ha inoltre annunciato l'ampliamento dei programmi di qualificazione professionale e dei progetti inserimento nel mercato del lavoro e di rafforzamento dello sviluppo regionale. “Esqueça Airbus e Boeing” è stato un titolo di “The Economist” di fine luglio in cui si faceva riferimento alla possibilità della Embraer di raggiungere un nuovo livello dell’industria aerospaziale in grado di competere con i colossi occidentali (Laura Jordão, “DCM”, 1-8.2026). Infine la cinese Envision intende installare in Brasile un parco industriale zero carbonio per produrre combustibile sostenibile a partire da etanolo di canna, idrogeno verde, ammoniaca verde (Paulo Emilio, China pretende trazer parque industrial zero carbonio da U$ 1 biliao ao Brasil, “Brasil 247”, 9.8.2026). Queste sono tutte iniziative non ancora tradotte in pratica, ma indicano lo stesso, soprattutto provenendo da direzioni diverse, una convergente valutazione positiva della situazione e dell’affidabilità del Brasile. Il SUS/Servizio Unico di Salute, il più grande sistema sanitario pubblico universale dell’Occidente, pur fra mille difficoltà e critiche, continua ad accompagnare la maggior parte della popolazione, ad inserire nuovi farmaci fra quelli riconosciuti per i pazienti (ad esempio per la SLA in fase iniziale), a innovare la diagnostica (ad esempio per il riconoscimento del tumore intestinale per pazienti fra 50 e 75 anni), a migliorare le visite e la chirurgia specialistiche. Inoltre si impegna a riportare all’alto livello di alcuni anni fa la copertura vaccinale, che è stata gravemente e criminalmente danneggiata del comportamento negazionista del governo Bolsonaro durante il Covid. Fra l’altro è in corso una campagna di vaccinazione di adulti contro il morbillo che, con la minore copertura dei bambini (sinistra in questo senso la posizione di alcune chiese evangeliche), si manifesta nuovamente con conseguenze anche mortali appunto per gli adulti. *Infine molto interessante è quanto sta facendo l’IBGE/Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (equivalente al nostro Istituto Nazionale di Statistica) presieduto da Marcio Pochmann, che sviluppa una attenta riflessione critica sulla necessità di controllare in modo autonomo, lontano dalle piattaforme internazionali, i dati. Peraltro si comincia a riportare su server nel territorio nazionale banche dati importanti: dei satelliti, del SUS con la Nuvem Soberana do SUS, ecc. in un progetto di sovranità nazionale. Cose che sarebbe utile studiare anche in Italia (Reinaldo José Aragon Gonçalves, O novo front cibernético dos EUA contra Lula e ao Brasil, “Brasil 247”, 13.8.2026). Molte cose dunque accadono, e nulla ho detto sulle misure sociali (borsa famiglia, detassazione ai redditi bassi, sostegno economico scolastico per ridurre l’abbandono, ecc.). Ma l’opposizione e la stampa parlano solo delle spesa pubblica da abbassare e della corruzione. Molto difficile riportare il confronto sul mondo reale. (1) Vale la pena di prestare attenzione alla politica del governo Trump nella nomina degli ambasciatori, molti senza alcuna esperienza diplomatica. Al momento su 195 posti previsti 107 non sono coperti, ciò che indica un totale disinteresse a relazioni diplomatiche civilizzate. San Paolo, 15 agosto 2026
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cura di Nicoletta Manuzzato |